RICORDI ....................
Aveva un fascino superiore, almeno per me che
non lo conoscevo, ed era già un idolo anche se non aveva ancora
vinto una gara importante.
Ero fiero di essere di Forlì, come
lui.
Incominciai a conoscerlo quando purtroppo non c'era
più, quando
anche io presi a calcare le piste come pilota, quando sognavo
di diventare un giorno così forte come lui.
Sì, perché allora
conobbi i suoi “vecchi” amici, che mi
parlavano di Otello e primo su tutti Ciutur, alias Loris
Montanari, che poi diventò un mio grande tifoso.
Credo che lo
avesse seguito dappertutto, come in seguito fece con me.
Fu un appoggio fondamentale.
Tanti altri ancora come Petracci, Renato,
il Gnocco, Giorgio e Cioli erano suoi tifosi, che poi si
affezionarono a me.
Per me questa continuità di tifoserìa
era già una
vittoria, un onore, perché si era creato un forte anello di congiunzione
che mi legava a lui…...e ne ero contento.
La mia avventura nel Motomondiale è durata
ben sedici anni.
Nella mia carriera motociclistica ho avuto
degli alti e dei bassi, a volte mi sono sentito debole e
a volte molto forte.
Qualche volta mi sono sentito il più forte
di tutti, ma mai ho pensato, nemmeno per un momento,
che se avessi gareggiato con Otello avrei potuto batterlo.
Invece,
ho desiderato vincere un mondiale per poterglielo dedicare,
proprio ad Otello, a colui che avrebbe potuto vincerne
mille se la fatalità non
gli avesse spezzato le ali al Mugello. Spiacente, non ci
sono riuscito.
Loris Reggiani (cronista televisivo Mediaset, ed
ex campione motociclistico)
Ci conoscevamo fin da bambini: Otello era nato undici giorni prima di me. Ci eravamo persi e ritrovati negli anni, come tutti i coetanei di una piccola città. Avevamo fatto insieme persino la “tre giorni” del servizio militare: lui era stato riformato per insufficienza toracica, io assegnato al corpo dei bersaglieri. E non ricordo chi rise di più l'uno dell'altro.
Il motociclismo, il “suo” motociclismo, si riavvicinò in maniera stabile. Lui giovane pilota in odore di affermazione internazionale, io giovane giornalista chiamato a raccontare le ultime imprese di uno sport che stava cambiando pelle. “Sono di Forlì come Buscherini” dicevo a Brno o a Opatija: e riuscivo a rimediare una pacca o un sorriso anche dagli organizzatori più burberi.
Ci vedemmo – o meglio lui vide me – per l'ultima volta, al mattino di quel maledetto 16 maggio.
Ero in macchina, in fila per entrare ai paddock del Mugello: Otello era proprio dietro di me. Mi riconobbe e mi diede una toccatina col paraurti della sua Mercedes. Era allegro. “Sa fet iquè?” mi disse ridendo. “Sa fet iquè te. t'an venz mai…Non riesco mai a fare un titolo su di te” gli risposi allegro sapendo di stuzzicarlo. Si fece serio: più serio del dovuto. “Oggi vedrai che lo farai, il titolo su di me!”
E' l'ultima cosa che gli ho sentito dire. E non ho capito quanto ci fosse di spaventosamente profetico in quell'affermazione apparentemente così innocente. La verità è che quel giorno Otello era sicuro di vincere: non di morire.
Avevo scritto di altre morti, di altre tragedie sportive. Ma in quel pomeriggio di caldo irreale mi si bloccò tutto: la macchina da scrivere, il pensiero, le mani, il cervello. La speranza. Maledìì quel circuito al suo esordio mondiale: e dire che fino al pomeriggio prima ci aveva regalato solamente felicità e ottimismo.
Rividi Otello due giorni dopo nella chiesa della Cava. Conservava un'espressione durissima, che neanche la morte aveva emancipato dalla sofferenza. Aveva 27 anni, tre mesi e 27 giorni: undici – sempre undici giorni – più di me. Gli promisi che avrei esplorato la vita anche per lui. Due settimane dopo il soffio della sua anima di campione che se n'era andato, entrò nella piccola crisalide di un bimbo lontano: Daijiro Kato. Altri ventisette anni, e quel bimbo andò a trovare Otello in cielo.
Marino Bartoletti (giornalista sportivo)
Otello Buscherini. Forte pilota, bravo ragazzo. Può sembrare poco ma è il modo di ricordare con molta simpatia una persona eccezionale che aveva un grande talento per le due ruote. Purtroppo io ho conosciuto Otello soltanto nel 1975 e per colpa di quel maledetto incidente non c'è stato molto tempo da trascorrere insieme, ma quei pochi momenti passati sulle piste sono stati davvero divertenti.
Johnny Cecotto (ex campione del mondo motociclistico)
Ricordo che quando si doveva correre sotto la pioggia
e io mi dimostravo piuttosto preoccupato, lui rispondeva,
con quel dire romagnolo un po' sul serio e un po' per scherzo: "Guarda
che piove anche per gli altri, basta fare più attenzione al gas
e accarezzare i freni".
Infatti, Otello era insuperabile sulla pista bagnata…
Mario Lega
(ex campione del mondo motocilcistico)
Otello era snello, coi capelli neri e la carnagione scura
(sembrava perennemente abbronzato) e aveva quel sorriso stampato in faccia,
da vero romagnolo, che ti metteva subito a tuo agio. Ricordo Otello Buscherini
come un pilota di grande talento, leale e corretto, con un
gran cuore e tanta voglia di vincere.
Eugenio Lazzarini (ex campione
del mondo motociclistico)
I remember Otello only from the racing-circuit and he was always
a good sportsman at the track. I had many fights with him
and he was a brilliant rider. He always shone like a sun in the face,
you conid see his life was just racing. He loved racing. I will always
remember that face.
Kent Andersson (ex campione del mondo motociclistico)
Quando si ricorda un avvenimento si scrive la storia. Scrivendo
la storia di Otello Buscherini che, legato al destino di Paolo Tordi,
scomparve nel maggio del 1976 al Mugello, si ricorda un dramma. Ma il
tempo e l'amore hanno reso questa immane tragedia innocente. Tutti coloro
che ricorderanno Otello lo faranno con profonda commozione, unita a un
fugace sorriso per chi ha camminato con coraggio sul sentiero della vita
giocando con il rischio e la morte per raggiungere un sogno che solo
oggi si comprende appieno quanto fosse grande.
Dott. Claudio Costa
(clinica mobile)
Otello era
anche bello, non solo bravo, generoso, simpatico. Otello
per noi ragazzi del Sessantotto era un amico, uno che correva
divertendosi e divertendo chi lo guardava.
Ti abbiamo voluto bene e non abbiamo dimenticato
il tuo modo di essere: puro, cristallino e velocissimo...
Maurizio
Bruscolini (giornalista sportivo)
Parlava e mangiava come un lupo, senza mai metter
su un grammo di grasso. In un'epoca in cui la preparazione
fisica era quasi sconosciuta nella moto, lui si allenava
persino in palestra. Era già un professionista,
mentalmente. Poi, di giorno, doveva fare il meccanico nella
sua officina, per tirare avanti. Ma la consacrazione era
ad un passo. Diceva: "Se
mi danno un motore di quelli grandi, io sto davanti anche
a quei nomi di cui voi parlate sempre sui giornali...". Ed era
vero. Lui, fine specialista delle 50 e 125, volò letteralmente
quando salì sulle
Yamaha 250, 350 e persino sulla imponente Triumph 750.
Un fenomeno scoperto tardivamente. Un ragazzo buono, anzi
buonissimo, espansivo, cordiale, legato alla famiglia,
agli amici, alla sua Romagna, che sarebbe potuto diventare
un esempio per tanti. Non ne ha avuto il tempo.
Pino Allievi (giornalista
sportivo)
Il ricordo che ho di Otello Buscherini è quello di un ragazzo
generoso che non esitò a tuffarsi in acqua mentre stavo per annegare.
Mi salvò la vita! Senza quel gesto spontaneo non sarei qui a testimoniare
il fatto, non ci sarebbe la mia famiglia e non ci sarebbe
stato tutto ciò che ho saputo costruire. Mi salvò la vita
con lo stesso coraggio che manifestava quando correva e per
questo gli sono eternamente grato.
Giovanni Billi (concessionario
macchine agricole)
Posso dire che Otello era un pilota che si distingueva
da altri corridori per la sua semplicità e per l'innata classe.
Non per caso molti Team gli proponevano la moto per correre, coscienti
che lui sarebbe riuscito a farla rendere al massimo. Purtroppo, come
sappiamo, la sua breve vita non gli ha dato la possibilità di
portare a compimento la sua grande passione per le corse, dove sicuramente
avrebbe raggiunto i massimi risultati.
Pierpaolo Bianchi (ex
campione del mondo motociclistico)
Ammiravo e stimavo Otello Buscherini per la sua
disponibilità:
aveva sempre il sorriso sulle labbra. In moto ci sapeva
veramente fare e nonostante stesse per avviarsi verso
un sicuro successo, era alla mano e con tutti si dimostrava cordiale...
peccato che la sua promettente carriera si sia conclusa in una maledetta
curva del Mugello.
Giacomo Agostini (ex campione del mondo motociclistico)
Ti
trasmetteva il suo messaggio fatto di grinta, concentrazione,
fatalismo. Dicevano di lui i suoi conterranei: "... in curva non volta, pennella".
Stile pulito, sposato ad una precisa determinazione che, a vederli esercitati,
ti trascinavano in moto con lui. Ogni volta che entro al Mugello non
posso che pensare a quell'ultima intervista televisiva, una delle prime
della mia vita con la Rai, fatta al sabato, per non disturbarlo il giorno
della gara. Fallì l'obiettivo nella 125, insoddisfatto, ovviamente
e poi salì sulla Yamaha 250. Quello che è successo dopo,
a lui e a Tordi, non voglio ricordarlo, ma non ci riesco, ahimé.
Federico Urban (giornalista sportivo e
cronista RAI)
Buscherini è morto l'anno in cui avrebbe
potuto vincere il suo meritatissimo titolo mondiale: nessun
dubbio che in quel momento fosse uno dei piloti più
forti del mondo in sella alle Yamaha bicilindriche 250 e
350, il che significa campione fra i campioni, visto che
tutti i migliori piloti correvano allora in quelle due classi.
C'ero anch'io al Mugello quel giorno dannato che oltre al
sacrificio di Buscherini volle anche quello di un altro
romagnolo che tanto gli somigliava per carattere e bravura:
Paolo Tordi di Cesena. Entrambi sono morti per la colpevole
presunzione e inettitudine di chi, ad ogni incidente grave,
o addirittura mortale, chiamava in causa la fatalità
e non la mancanza di spazi di fuga o la presenza di ostacoli
a bordo pista. Ora che gli spazi di fuga nelle curve sono
stati creati e che gli ostacoli sono stati rimossi, una
caduta con conseguenze gravi o gravissime è finalmente
un evento raro, anche se le potenze delle moto da corsa,
dal 1976 a oggi, sono più che raddoppiate. Sarebbe
bastata un po' più di umiltà e un po' meno
ipocrisia e Buscherini e Tordi, ma anche Pasolini e Saarinen,
Galtrucco, Chionio, Colombini e tutti i piloti caduti a
metà degli Anni '70 in Italia e uccisi da guard-rail
e altri micidiali ostacoli a bordo pista, sarebbero ancora
fra noi.
Luigi Rivola (ex pilota motociclistico e giornalista
sportivo)