associazione OTELLO BUSCHERINI



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Maggio 2011 Circuito di Magione 2 ore di Endurance
foto del podio
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ASI Motor Show Varano De Melegari
Luciano Sansovini Harley Davidson 250 Bimota viene superato nell'interno dal 3 volte Campione del Mondo Pier Paolo Bianchi con la Sanvenero 125.
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RICORDI ....................



Aveva un fascino superiore, almeno per me che non lo conoscevo, ed era già un idolo anche se non aveva ancora vinto una gara importante.
Ero fiero di essere di Forlì, come lui.
Incominciai a conoscerlo quando purtroppo non c'era più, quando anche io presi a calcare le piste come pilota, quando sognavo di diventare un giorno così forte come lui.
Sì, perché allora conobbi i suoi “vecchi” amici, che mi parlavano di Otello e primo su tutti Ciutur, alias Loris Montanari, che poi diventò un mio grande tifoso.
Credo che lo avesse seguito dappertutto, come in seguito fece con me. Fu un appoggio fondamentale.
Tanti altri ancora come Petracci, Renato, il Gnocco, Giorgio e Cioli erano suoi tifosi, che poi si affezionarono a me.
Per me questa continuità di tifoserìa era già una vittoria, un onore, perché si era creato un forte anello di congiunzione che mi legava a lui…...e ne ero contento.
La mia avventura nel Motomondiale è durata ben sedici anni.
Nella mia carriera motociclistica ho avuto degli alti e dei bassi, a volte mi sono sentito debole e a volte molto forte.
Qualche volta mi sono sentito il più forte di tutti, ma mai ho pensato, nemmeno per un momento, che se avessi gareggiato con Otello avrei potuto batterlo.
Invece, ho desiderato vincere un mondiale per poterglielo dedicare, proprio ad Otello, a colui che avrebbe potuto vincerne mille se la fatalità non gli avesse spezzato le ali al Mugello. Spiacente, non ci sono riuscito.

Loris Reggiani (cronista televisivo Mediaset, ed ex campione motociclistico)


Ci conoscevamo fin da bambini: Otello era nato undici giorni prima di me. Ci eravamo persi e ritrovati negli anni, come tutti i coetanei di una piccola città. Avevamo fatto insieme persino la “tre giorni” del servizio militare: lui era stato riformato per insufficienza toracica, io assegnato al corpo dei bersaglieri. E non ricordo chi rise di più l'uno dell'altro.

Il motociclismo, il “suo” motociclismo, si riavvicinò in maniera stabile. Lui giovane pilota in odore di affermazione internazionale, io giovane giornalista chiamato a raccontare le ultime imprese di uno sport che stava cambiando pelle. “Sono di Forlì come Buscherini” dicevo a Brno o a Opatija: e riuscivo a rimediare una pacca o un sorriso anche dagli organizzatori più burberi.

Ci vedemmo – o meglio lui vide me – per l'ultima volta, al mattino di quel maledetto 16 maggio.

Ero in macchina, in fila per entrare ai paddock del Mugello: Otello era proprio dietro di me. Mi riconobbe e mi diede una toccatina col paraurti della sua Mercedes. Era allegro. “Sa fet iquè?” mi disse ridendo. “Sa fet iquè te. t'an venz mai…Non riesco mai a fare un titolo su di te” gli risposi allegro sapendo di stuzzicarlo. Si fece serio: più serio del dovuto. “Oggi vedrai che lo farai, il titolo su di me!”

E' l'ultima cosa che gli ho sentito dire. E non ho capito quanto ci fosse di spaventosamente profetico in quell'affermazione apparentemente così innocente. La verità è che quel giorno Otello era sicuro di vincere: non di morire.

Avevo scritto di altre morti, di altre tragedie sportive. Ma in quel pomeriggio di caldo irreale mi si bloccò tutto: la macchina da scrivere, il pensiero, le mani, il cervello. La speranza. Maledìì quel circuito al suo esordio mondiale: e dire che fino al pomeriggio prima ci aveva regalato solamente felicità e ottimismo.

Rividi Otello due giorni dopo nella chiesa della Cava. Conservava un'espressione durissima, che neanche la morte aveva emancipato dalla sofferenza. Aveva 27 anni, tre mesi e 27 giorni: undici – sempre undici giorni – più di me. Gli promisi che avrei esplorato la vita anche per lui. Due settimane dopo il soffio della sua anima di campione che se n'era andato, entrò nella piccola crisalide di un bimbo lontano: Daijiro Kato. Altri ventisette anni, e quel bimbo andò a trovare Otello in cielo.

Marino Bartoletti (giornalista sportivo)


Otello Buscherini. Forte pilota, bravo ragazzo. Può sembrare poco ma è il modo di ricordare con molta simpatia una persona eccezionale che aveva un grande talento per le due ruote. Purtroppo io ho conosciuto Otello soltanto nel 1975 e per colpa di quel maledetto incidente non c'è stato molto tempo da trascorrere insieme, ma quei pochi momenti passati sulle piste sono stati davvero divertenti.

Johnny Cecotto (ex campione del mondo motociclistico)


 

Ricordo che quando si doveva correre sotto la pioggia e io mi dimostravo piuttosto preoccupato, lui rispondeva, con quel dire romagnolo un po' sul serio e un po' per scherzo: "Guarda che piove anche per gli altri, basta fare più attenzione al gas e accarezzare i freni". Infatti, Otello era insuperabile sulla pista bagnata…

Mario Lega (ex campione del mondo motocilcistico)


Otello era snello, coi capelli neri e la carnagione scura (sembrava perennemente abbronzato) e aveva quel sorriso stampato in faccia, da vero romagnolo, che ti metteva subito a tuo agio. Ricordo Otello Buscherini come un pilota di grande talento, leale e corretto, con un gran cuore e tanta voglia di vincere.

Eugenio Lazzarini (ex campione del mondo motociclistico)



I remember Otello only from the racing-circuit and he was always a good sportsman at the track. I had many fights with him and he was a brilliant rider. He always shone like a sun in the face, you conid see his life was just racing. He loved racing. I will always remember that face.

Kent Andersson (ex campione del mondo motociclistico)



Quando si ricorda un avvenimento si scrive la storia. Scrivendo la storia di Otello Buscherini che, legato al destino di Paolo Tordi, scomparve nel maggio del 1976 al Mugello, si ricorda un dramma. Ma il tempo e l'amore hanno reso questa immane tragedia innocente. Tutti coloro che ricorderanno Otello lo faranno con profonda commozione, unita a un fugace sorriso per chi ha camminato con coraggio sul sentiero della vita giocando con il rischio e la morte per raggiungere un sogno che solo oggi si comprende appieno quanto fosse grande.

Dott. Claudio Costa (clinica mobile)



Otello era anche bello, non solo bravo, generoso, simpatico. Otello per noi ragazzi del Sessantotto era un amico, uno che correva divertendosi e divertendo chi lo guardava.
Ti abbiamo voluto bene e non abbiamo dimenticato il tuo modo di essere: puro, cristallino e velocissimo...

Maurizio Bruscolini (giornalista sportivo)



Parlava e mangiava come un lupo, senza mai metter su un grammo di grasso. In un'epoca in cui la preparazione fisica era quasi sconosciuta nella moto, lui si allenava persino in palestra. Era già un professionista, mentalmente. Poi, di giorno, doveva fare il meccanico nella sua officina, per tirare avanti. Ma la consacrazione era ad un passo. Diceva: "Se mi danno un motore di quelli grandi, io sto davanti anche a quei nomi di cui voi parlate sempre sui giornali...". Ed era vero. Lui, fine specialista delle 50 e 125, volò letteralmente quando salì sulle Yamaha 250, 350 e persino sulla imponente Triumph 750. Un fenomeno scoperto tardivamente. Un ragazzo buono, anzi buonissimo, espansivo, cordiale, legato alla famiglia, agli amici, alla sua Romagna, che sarebbe potuto diventare un esempio per tanti. Non ne ha avuto il tempo.

Pino Allievi (giornalista sportivo)



Il ricordo che ho di Otello Buscherini è quello di un ragazzo generoso che non esitò a tuffarsi in acqua mentre stavo per annegare. Mi salvò la vita! Senza quel gesto spontaneo non sarei qui a testimoniare il fatto, non ci sarebbe la mia famiglia e non ci sarebbe stato tutto ciò che ho saputo costruire. Mi salvò la vita con lo stesso coraggio che manifestava quando correva e per questo gli sono eternamente grato.

Giovanni Billi (concessionario macchine agricole)



Posso dire che Otello era un pilota che si distingueva da altri corridori per la sua semplicità e per l'innata classe. Non per caso molti Team gli proponevano la moto per correre, coscienti che lui sarebbe riuscito a farla rendere al massimo. Purtroppo, come sappiamo, la sua breve vita non gli ha dato la possibilità di portare a compimento la sua grande passione per le corse, dove sicuramente avrebbe raggiunto i massimi risultati.

Pierpaolo Bianchi (ex campione del mondo motociclistico)



Ammiravo e stimavo Otello Buscherini per la sua disponibilità: aveva sempre il sorriso sulle labbra. In moto ci sapeva veramente fare e nonostante stesse per avviarsi verso un sicuro successo, era alla mano e con tutti si dimostrava cordiale... peccato che la sua promettente carriera si sia conclusa in una maledetta curva del Mugello.

Giacomo Agostini (ex campione del mondo motociclistico)



Ti trasmetteva il suo messaggio fatto di grinta, concentrazione, fatalismo. Dicevano di lui i suoi conterranei: "... in curva non volta, pennella". Stile pulito, sposato ad una precisa determinazione che, a vederli esercitati, ti trascinavano in moto con lui. Ogni volta che entro al Mugello non posso che pensare a quell'ultima intervista televisiva, una delle prime della mia vita con la Rai, fatta al sabato, per non disturbarlo il giorno della gara. Fallì l'obiettivo nella 125, insoddisfatto, ovviamente e poi salì sulla Yamaha 250. Quello che è successo dopo, a lui e a Tordi, non voglio ricordarlo, ma non ci riesco, ahimé.

Federico Urban (giornalista sportivo e cronista RAI)

Buscherini è morto l'anno in cui avrebbe potuto vincere il suo meritatissimo titolo mondiale: nessun dubbio che in quel momento fosse uno dei piloti più forti del mondo in sella alle Yamaha bicilindriche 250 e 350, il che significa campione fra i campioni, visto che tutti i migliori piloti correvano allora in quelle due classi.
C'ero anch'io al Mugello quel giorno dannato che oltre al sacrificio di Buscherini volle anche quello di un altro romagnolo che tanto gli somigliava per carattere e bravura: Paolo Tordi di Cesena. Entrambi sono morti per la colpevole presunzione e inettitudine di chi, ad ogni incidente grave, o addirittura mortale, chiamava in causa la fatalità e non la mancanza di spazi di fuga o la presenza di ostacoli a bordo pista. Ora che gli spazi di fuga nelle curve sono stati creati e che gli ostacoli sono stati rimossi, una caduta con conseguenze gravi o gravissime è finalmente un evento raro, anche se le potenze delle moto da corsa, dal 1976 a oggi, sono più che raddoppiate. Sarebbe bastata un po' più di umiltà e un po' meno ipocrisia e Buscherini e Tordi, ma anche Pasolini e Saarinen, Galtrucco, Chionio, Colombini e tutti i piloti caduti a metà degli Anni '70 in Italia e uccisi da guard-rail e altri micidiali ostacoli a bordo pista, sarebbero ancora fra noi.

Luigi Rivola (ex pilota motociclistico e giornalista sportivo)


 
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